Si è aperta a Roma, a Palazzo Firenze, la mostra Umberto Eco e il nome delle cose. Segni, realtà e interpretazione, promossa dalla Società Dante Alighieri e dalla Fondazione Umberto Eco in occasione del decimo anniversario della scomparsa dello scrittore e semiologo.
APICE ha contribuito all'esposizione con numerose testimonianze documentarie che raccontano la presenza e l'influenza di Eco all'interno dei propri archivi. Tra queste spiccano innanzitutto i materiali conservati nell'Archivio Bompiani, storica casa editrice che fu il suo editore per molti anni, e nell'Archivio Silvana Mauri, nipote di Valentino Bompiani, figura centrale nella storia della casa editrice.
Le tracce di Umberto Eco emergono inoltre in diversi fondi archivistici: nel compendio del gallerista Arturo Schwarz, negli articoli di Antonio Porta pubblicati sul Corriere della Sera, nella corrispondenza della scrittrice ed editor Gina Lagorio e, soprattutto, nell'Archivio della Milano Libri, realtà alla quale Eco fu profondamente legato.
Anche la Biblioteca di Filosofia ha partecipato alla realizzazione della mostra, mettendo a disposizione due volumi provenienti dal Fondo Dino Formaggio.
Una mostra che offre l'occasione di riscoprire l'attualità del pensiero di Eco e il valore delle testimonianze conservate negli archivi e nelle biblioteche, luoghi fondamentali per custodire e interpretare la memoria culturale del nostro tempo.